La Crepa


Ottobre 28, 2017

drammaturgia e regia di Chiara Tarabotti
con Valerio Ameli, Sacha Oliviero, Valentina Rho, Fabio Zulli musiche a cura di Maurizio Corbella
scene e costumi a cura di Chiara Luna Mauri
una produzione LeCall Theatre con Wokart Associazione Culturale

Gregorio è un giovane e brillante pianista giunto al culmine della carriera. È felicemente sposato con Regina, violinista e sua compagna nell’arte e nella vita. Stanno per esibirsi sul palco del celeberrimo Teatro, il traguardo più ambito per ogni musicista. Una volta seduto al pianoforte, però, Gregorio non riesce a suonare una sola nota: l’esecuzione della Sonata a Kreutzer di Beethoven rimane incompiuta. Fuori di sé, Gregorio in camerino litiga con Regina e la colpisce, uccidendola. Come Ercole furioso dopo aver ucciso moglie e figli di ritorno dall’ultima sua fatica, aver portato l’infernale cane Cerbero vivo a Micene, anche Gregorio si trova a dover riconoscere ed accettare la presenza di una crepa nella propria esistenza apparentemente perfetta. Stretto tra il desiderio di togliersi la vita e il bisogno di riflettere sulle proprie azioni, al termine di un lungo dialogo col direttore artistico del Teatro, Gregorio sceglie la vita. Vivere portando con consapevolezza il peso dei propri errori è dunque la fatica che ogni uomo deve affrontare e il compito al quale non ci si può sottrarre. Per dirla con le parole che Seneca, nella sua tragedia Hercules furens, fa pronunciare ad Ercole: «Viviamo, dunque, e che questa fatica si aggiunga a tutte le fatiche di Ercole».

Il progetto de La crepa ha inizialmente preso le mosse dalla fascinazione per il testo di Seneca, che mostra l’eroe nel punto di massima gloria (il ritorno dall’ultima fatica) e, subito dopo, nell’atto di sprofondare nell’abisso profondo della follia. Questo episodio della vita di Ercole permette di vedere la debolezza dell’eroe, la crepa che si produce, apparentemente senza motivo, in una vita impeccabile – l’eroe che si umanizza e si avvicina alla nostra condizione di fragilità. O forse permette a noi, donne e uomini, di prendere consapevolezza che c’è

qualcosa di eroico nel vivere la vita con consapevolezza, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni.
Il processo di scrittura ha prodotto un primo studio, andato in scena al teatro Linguaggicreativi di Milano nel mese di marzo 2014.

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